S02E01 — Edox

Fig. 1 – Io e il mio organo Vox Super Continental modificato

Serie II – Episodio 1

In questa seconda serie si parla delle formazioni musicali con cui ho suonato e dei musicisti con cui ho creato rapporti.


La prima forma (prima ancora di avere un nome vero)

Direttiva Primaria non è nata davvero da zero.

Prima c’è stato qualcosa di più fragile, meno definito, ma fondamentale:
Edox.

Un nome strano, quasi casuale.
Non significava niente di preciso.
E forse proprio per questo funzionava.

Era un gruppo, sì.
Ma soprattutto era un tentativo.

Non avevamo ancora un suono.
Non avevamo ancora una direzione.
Avevamo degli strumenti, delle influenze, e una certa urgenza di suonare insieme.

Io ero all’organo. Un Vox Super Continental.
Non il pianoforte: già questo è un segnale importante.
L’organo è un altro mondo:

  • tiene il suono
  • riempie lo spazio
  • non perdona sull’armonia

E ti obbliga a pensare in modo diverso.

Con me c’erano:

  • Massimo Aureli alla chitarra classica
  • Roberto Camaiani al flauto
  • Marcello Camaiani alla chitarra elettrica

Una formazione strana, se la guardi oggi.
Classica, elettrica, fiato, organo.

Non era jazz.
Non era rock.
Non era prog.

Era una cosa in cerca di forma.

Suonavamo.
Provavamo.
Mescolavamo.

Ma la verità è che in quella fase non sai mai bene cosa stai facendo.
Senti che c’è qualcosa, ma non riesci ancora a metterlo a fuoco.

Eppure è lì che succede la cosa più importante.

Non nel risultato.
Nel tentativo.


Il punto invisibile

Col senno di poi, Edox è stato questo:

👉 il momento in cui la musica smette di essere solo tua
e diventa relazione

Fino a quel momento:

  • studi
  • suoni da solo
  • provi
  • immagini

Poi, improvvisamente:

  • qualcuno entra nel tuo spazio
  • e tu entri nel suo

E lì cambiano le regole.

Devi:

  • ascoltare davvero
  • lasciare spazio
  • adattarti
  • reagire

Non basta più “essere bravo”.
Devi stare dentro qualcosa che non controlli completamente.


Il flautista che amava troppo il flauto

Poi c’era lui. Roberto Camaiani, il mio primo, inseparabile amico di liceo.

Era il flautista dei Direttiva Primaria.

Non suonava quasi mai.
Passava più tempo a guardare il flauto che a usarlo.

Lo puliva, lo apriva, tirandolo fuori dalla sua custodia in similpelle nera e velluto rosso con una specie di cerimonia sacra, lo richiudeva.
Una relazione sentimentale, più che musicale.

Quando finalmente lo portava alle labbra, succedeva il contrario:
troppo.

Troppo vibrato.
Troppa enfasi.
Troppa voglia di recuperare tutto il silenzio accumulato. Una marea di note, di scale …

Era come se ogni nota dicesse: “eccomi, esisto anch’io!”

E in un certo senso era perfetto così.
Perché in mezzo a quel caos, anche l’eccesso aveva diritto di cittadinanza.

Fig. 2. Roberto Camaiani al flauto

La prima frattura

Poi succede sempre qualcosa.

Non esplode tutto.
Non c’è un dramma.

C’è una micro-frattura.

Marcello esce.
Arriva Giorgio.

Sembra un dettaglio.
Non lo è.

Perché quando cambia una persona, cambia:

  • il suono
  • l’energia
  • l’equilibrio
  • la direzione implicita

E soprattutto cambia la dinamica umana.

Le band non sono mai solo musica.
Sono sistemi complessi, anche quando non lo sai.

E noi, ovviamente, non lo sapevamo.


Il passaggio

Quella piccola frattura apre qualcosa.

Non si chiude Edox in modo netto.
Non c’è una fine dichiarata.

Ma cambia lo stato del sistema.

Entra un altro elemento.
Si aggiunge una batteria.
L’energia si sposta.

E a un certo punto, senza che nessuno lo annunci ufficialmente,
non siamo più Edox.

Stiamo diventando qualcos’altro.


Cosa è rimasto

Edox non ha lasciato registrazioni.
Non ha lasciato tracce ufficiali.
Non ha lasciato “opere”.

Ha lasciato qualcosa di più importante:

👉 il primo tentativo reale di suonare insieme

E questo, per chi fa musica, è un punto di non ritorno.

Perché dopo:

  • non torni più davvero indietro
  • non sei più solo
  • non pensi più la musica nello stesso modo

La stanza e gli strumenti

Fig. 3 – La stanza con gli strumenti

C’era una stanza. La mia stanza in cui studiavo, suonavo e dormivo.
Non era uno studio. Non era neanche una sala prove.
Era un ecosistema instabile.

Gli strumenti non erano “posizionati”. Erano abbandonati.
Chitarre appoggiate male, cavi arrotolati come serpenti morti, amplificatori accesi anche quando nessuno suonava più.
E soprattutto: roba degli altri.

Direttiva Primaria funzionava così: ognuno portava qualcosa, nessuno riportava via tutto.

E in quel disordine — che oggi farebbe venire un infarto a qualsiasi fonico — è successa una cosa fondamentale:
ho imparato.

Non per studio.
Per contaminazione accidentale.

Una batteria sempre montata → inizi a sederti.
Un basso lì, senza custodia → lo prendi in mano.
Nessuno che ti dica “non è il tuo strumento”.

E così, senza dichiararlo, ho iniziato a suonare anche altro.
Male, all’inizio. Poi meno male. Poi abbastanza da capire, comporre, arrangiare.


Il nero e bianco (prima della sintesi)

Se ripenso a quel periodo, lo vedo in nero e bianco. Ovvero l’organo Vox con i tasti scambiati.

Non perché mancassero i colori.
Ma perché mancava ancora la sintesi.

Era tutto separato:
strumenti, idee, tentativi.

Io in mezzo, con le tastiere, i primi effetti, qualche intuizione ancora informe.

Non era ancora “il mio suono”.
Era una somma disordinata di possibilità.


L’armadio (oggetto pericoloso)

Fig. 4 – L’armadio ‘pericoloso’

E poi c’era l’armadio.

Un oggetto apparentemente innocuo.
In realtà: una trappola fisica.

Dentro:
– un basso sempre in bilico,
– la mia chitarra — presa usata da Robazza in via Cavour, non esattamente uno Stradivari elettrico —
– piatti della batteria infilati senza criterio.

Aprivi l’anta…
e poteva succedere di tutto.

Il basso che cadeva in avanti come una sentenza.
I piatti che oscillavano con intenzioni ostili.
Il rischio concreto: perdere un alluce per la musica.

Non è una metafora.


Nota

Se dovessi dirlo in modo brutale:

Edox non era ancora una band.
Era una possibilità di band.

Ma senza quella possibilità,
Direttiva Primaria non sarebbe mai esistita.

Lascia un commento