Oggi ho tra le mani un frammento vivo del mio passato: Ex Alto ad Signum.
Non è solo un libro, è il respiro di mio nonno, Armando Armani, rimasto impresso nella carta per oltre un secolo.
Le sue pagine, ingiallite dal tempo, portano con sé l’odore di epoche lontane e il silenzio che segue le tempeste della storia.

Apro l’introduzione, “Due parole ai lettori”, e subito mi raggiunge la sua voce, limpida e ferma:
«I libri venuti alla luce dal giorno in cui ebbe termine la grande guerra…».
Quelle parole mi attraversano come un filo teso tra due sponde: la sua, sospesa nel ricordo della guerra, e la mia, radicata nel presente.
Leggere oggi ciò che lui scrisse allora è come stringergli la mano, sentire il battito che scorreva nei suoi pensieri e nelle sue emozioni.
In questo momento, ogni lettera è un passo verso di lui, e ogni pagina un ponte gettato sul tempo.
“Quello che segue è la riproduzione fedele del testo delle prime pagine del libro, trascritto con la massima cura per conservarne l’integrità e il carattere originali.”

ARMANDO ARMANI
Comandante di Stormo della R. Aeronautica
EX ALTO AD SIGNUM
Aneddoti ed episodi di bombardamenti aerei (1915-1918)
ROMA – Tipografia del Senato – del Dott. G. Bardi – 1925
Alla memoria di mio Padre e a mia Madre, luci purissime sul mio cammino.
DUE PAROLE AI LETTORI
I libri venuti alla luce dal giorno in cui ebbe termine la grande guerra – e che di questa esaltarono le maggiori gesta, eroismi ed eroi – si contano oggi a centinaia.
Per effetto di tali libri forse oggi niente di tutto ciò che trincee e camminamenti nascosero per quattro anni è più ignoto, ed anche i non combattenti, i quali per i periodi delle battaglie ebbero notizie concise e frammentarie sul modo con cui i Popoli cozzavano fra di loro e sui mezzi di offesa e di difesa da essi adoperati, hanno avuto modo, nei sei anni che intercorrono dall’ultimo colpo di fucile sino ad oggi, di apprendere e di farsi un concetto sopra tutto di quello che significa “la Guerra” nel senso più largo della parola.
Far dunque uscire un libro nel momento attuale, che tratti ancora di combattenti, di ordigni bellici, di lotte, di morte e di vittorie, potrebbe sembrare una cosa priva di originalità o, quantomeno, una violenta imposizione a buona parte del pubblico, negli occhi del quale si potrebbe leggere la noia mal contenuta e la visibile seccatura per il forzato ritorno ai tempi nei quali tutto il mondo era trasformato in un campo di battaglia.
Queste considerazioni ed altre del genere me le sono mosse sino dal giorno in cui mi sorse l’idea di compilare la storia del Raggruppamento da Bombardamento in guerra, ma dirò che neppure un attimo di titubanza invase il mio animo allorché pensai al dovere che a noi superstiti incombeva verso i nostri Compagni Morti.
E poiché poco o niente è stato scritto di quello che fu l’Aviazione in guerra, sì che gran parte degli Italiani crede ancora che queste Ali abbiano cooperato alla Vittoria come può aver cooperato un servizio qualunque dell’Esercito o della Marina, così ho cercato di far risaltare il più degnamente possibile l’opera costante e il lavoro assiduo dei nostri piloti, i quali in un tempo più che breve si misero alla pari, se non sorpassarono, gli aviatori alleati e nemici.
Mi sono dunque posto a studiare il problema sotto tutti gli aspetti e confesso che questo era troppo arduo, non per la volontà ed il desiderio in me di portarlo a compimento, quanto per la scarsità di mezzi a mia disposizione.
Mi era impossibile rintracciare diari storici, ordini di operazioni, relazioni dalle quali avrei potuto ricostruire cronologicamente tutte le azioni di guerra; e per quanto abbia cercato, chiesto ed ottenuto, non sono riuscito a mettere insieme che pochissimi fogli, sull’autenticità dei quali non poteva esservi alcun dubbio, ma che pertanto rappresentavano un materiale ben scarso e non sufficiente ai miei intendimenti.
Potevo io da queste – chiamiamole pure – pietre miliari ricostruire tutto il lungo cammino percorso dalle Ali Italiane?
O sarei incorso in errori, sia pure involontari, ma pur sempre imperdonabili?
Questo dubbio di un attimo, che poi divenne certezza, fece sì che io cambiassi subito indirizzo ai miei propositi.
E non potevo ormai, anche se avessi voluto, abbandonare l’idea da tanto tempo vagheggiata, poiché la consideravo un obbligo imprescindibile contratto con la mia coscienza eccitata ancora dall’ultimo fremito delle nostre Ali infrante.
Perché non debbono sapere gli Italiani quante volte le Ali tricolori hanno protetto le nostre trincee? Perché non debbono conoscere il nome di chi partì senza ritorno, e morì due volte perché colpito nell’irrecuperabile caduta?
Dica il Fante con quale sguardo appassionato seguiva gli apparecchi che si perdevano nella notte nemica e quanta forza gli infondeva il tono vibrante dei nostri motori.
Chi erano essi?
Fanti, Fanti come lui, spinti dallo stesso amore e dallo stesso santo sacrificio. Fanti, Fanti, e la vedetta sentiva questa comunione di anime e di sangue, e pareva che, seguendo con l’occhio attento il piccolo punto luminoso che si perdeva nella notte, temesse di rompere quel filo ideale che tra loro era teso.
Il volume che oggi esce sotto i lieti auspici dell’Ala risorta è in gran parte la raccolta di episodi eroici e sublimi sacrifici che hanno quasi del leggendario.
Molti dei protagonisti sono morti, purtroppo, e le pagine da loro scritte – o che di loro parlano – raffigurano oggi una severa lapide, ove con mano sicura sono state scolpite parole che nessuna tempesta potrà cancellare.
In queste pagine, ove con poche parole sono stati individualizzati alcuni magnifici Eroi dell’Aria, sono confusi nella stessa radiosa aureola Soldati e Comandanti, poiché più che la morte li ha resi uguali lo stesso amore per la Patria che nel loro cuore mai si estinse.
Come per la forte costruzione occorre la pietra piccola per tenere unite e cementate fra di loro le grandi, in modo che, ad opera finita, il tutto appaia nella sua armoniosa e solida bellezza, così, a sintetizzare nel più superbo inno la grandezza dei nostri Eroi, ed a rendere più luminoso il raggio che sprigiona dal loro ricordo, è necessario riunire in una sola tutte le vere sorgenti, nella stessa maniera come del più umile e del più grande si confuse un giorno il sangue.
Vive oggi – e vivrà sempre in noi – il ricordo di chi ci fu caro compagno sui Campi di Guerra, e passeranno anni ed anni ancora, ma quelle Figure anziché indebolirsi e perdersi nel corso della vita, che sempre si rinnova, assumeranno giorno per giorno un nuovo aspetto.
Quei nomi tante volte ripetuti dalle nostre labbra nella raccolta intimità di un malsicuro ricovero, segneranno una nuova Epoca nella nostra Storia, e con devoto orgoglio li additeremo alla gioventù che sorge e che si appresta ad entrare nella vita col duro compito di percorrere una via sulla quale è passata solamente la Gloria.
Alla fine di questa raccolta di brani, di lettere e di racconti dico parole che serviranno a far meglio conoscere alcuni dei Personaggi più volte ricordati nel corso degli avvenimenti.
Avrei voluto dire di tutti, ma di molti poco so.
Ho parlato perciò di coloro che maggiormente ebbi vicini sia in guerra che in pace e dei quali potei apprezzare molte altre doti all’infuori di quelle esplicate nella loro vita di soldati.
Ma se di alcuni non ho scritto, non si creda che io ne abbia perso il ricordo; tutti mi sono scolpiti nella mente, ed i loro tratti sono talmente presenti in me, sì che io potrei ritrarli in una perfetta somiglianza.
Molti nomi che ho udito o che mi sono passati sotto gli occhi, oggi mi sfuggono.
Uno pertanto ne voglio ricordare – Mario Agostini – attore drammatico, buon narratore ed ottimo soldato.
Le “Ali della Strage”, che con tanta veridicità riproducono i momenti più angosciosi vissuti da tanti piloti, sono opera sua.
A Mario Agostini, abituato oramai a nuovi e ben altri teatri, sembra che il Fato avesse negato di tornare a quelli ove aveva iniziato la sua vita d’artista.
Un disgraziato accidente troncava quella esistenza tante volte risparmiata dalla Guerra.
E tanti e tanti io vedo ancora vivi e balzanti dal mio ricordo come se fossero ancora dinanzi ai miei occhi nel momento in cui, chiusi nelle loro pellicce, partivano per quelle azioni di Guerra piene di paurose incognite dietro le quali – vicinissime tra loro – la Morte e la Gloria si celavano.
Questa lunga serie di Eroi piccoli e grandi, capitanata da Barbieri, Bailo e Salomone, e che ancor oggi purtroppo vuole nelle sue file altri ed altri tentatori del cielo, io avrei voluto glorificare in maniera più degna.
Ma se meschina può sembrare l’opera nella sua mole, non lo è certamente per la materia; quello che è stato compiuto è opera d’arte, e un’opera d’arte non si rimpicciolisce né si menoma, quando sopra a tutto chi si accinge a mostrarne le bellezze è mosso da sincerità di pensiero e da reverente ammirazione.
Nell’accomiatarmi da queste pagine, io mi rivolgo alle Madri degli Aviatori caduti ed ai Figli di questi.
Alle Madri, curve ancora sotto il peso di un dolore che non si cancella, perché traggano conforto dal nostro reverente amore per chi non è più, ed ai Figli, perché chini sulla tomba del Padre sappiano ed imparino fino a che punto si debba compiere il proprio dovere, e come questo sia santo quando la Patria e la vita di questa siano sotto la minaccia delle armi straniere.
Comandante ARMANI
Dal cielo alla pace

Tenere tra le mani queste pagine di un secolo fa è un’emozione che va oltre la semplice curiosità storica: è come ascoltare una voce lontana che attraversa il tempo, portando con sé il peso e il dolore della Grande Guerra. Leggerle oggi significa ricordare i tantissimi uomini e donne che in quel conflitto persero la vita, e farlo con lo sguardo fermo di chi crede che la pace sia l’unico traguardo degno dell’umanità. C’è un’ironia quasi dolce nel pensare che un Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica abbia, qualche generazione dopo, un nipote dichiaratamente pacifista: il filo del sangue non sempre segue le rotte dei proclami. Nei prossimi articoli entrerò nel dettaglio del contenuto del libro, per restituire a queste pagine la luce che meritano.
Nota finale
“Negli anni successivi alla pubblicazione di questo libro, mio nonno intraprese la stesura del documento intitolato I RESPONSABILI DELL’IMPREPARAZIONE MILITARE (1925–1927), [ https://openlogos.eu/documento-inedito-per-98-anni/] rimasto inedito per 98 anni.”
Fabio Armani 09.08.2025
Fabio, davvero una lettura che lascia senza fiato. Le parole di tuo nonno hanno insieme la solidità della pietra e la leggerezza del volo. E quella tua riflessione finale sulla “dolce ironia” del sangue che non segue i proclami… trasmette sincerità e affetto.
In evidenza, tre coordinate chiarissime: la radice, il volo, la pace.
Bellissimo, davvero.
Grazie Mario.
Mi ha colpito molto la tua sintesi in tre parole: radice, volo, pace.
In effetti, rileggendo quelle pagine, mi sono accorto che il vero protagonista non è soltanto il volo, ma il percorso che collega queste tre dimensioni.
La radice è la memoria di una famiglia e di una generazione.
Il volo è il desiderio umano di andare oltre i propri limiti.
La pace è forse il punto da cui oggi osservo tutto questo, con rispetto per la storia ma anche con la consapevolezza maturata nel tempo.
E hai colto perfettamente anche il senso della mia riflessione finale: il sangue trasmette molte cose, ma non le idee. Quelle ogni generazione deve conquistarsele da sola, spesso arrivando a conclusioni molto diverse da quelle dei propri antenati.
Per questo provo insieme affetto, gratitudine e una certa dolce ironia nel rileggere queste pagine.
Grazie davvero per le tue parole.
fA
Nobile e umanissima operazione la tua, un recupero di memoria che è recupero di valore, di storia umana, oltre che, per te, di riscoperta familiare e… genetica.
Leggere le pagine che hai condiviso, mi ha portato a visitare due mie spiaggie solitarie di memoria: la poetica del volo di Miyazaki e i racconti di guerra di Kurt Vonnegut. Sono suggestioni, i percorsi nel cuore e nella memoria altrui…
grazie Fabio
Grazie Stefano.
Le associazioni che hai fatto mi hanno colpito molto, soprattutto perché arrivano da due territori che amo anch’io.
Miyazaki riesce a raccontare il volo come pochi altri: meraviglia tecnica, desiderio di libertà e, insieme, consapevolezza delle ombre che spesso accompagnano il progresso.
E Vonnegut ci ricorda che dietro la Storia, quella con la S maiuscola, ci sono sempre persone concrete, fragili, piene di contraddizioni.
Forse è proprio questo che ho ritrovato rileggendo le pagine di mio nonno: non solo un ufficiale dell’Aeronautica, ma un uomo immerso nel suo tempo, con i suoi ideali, i suoi limiti e la sua umanità.
Se questo piccolo recupero di memoria è riuscito a riaprire anche solo per qualche minuto alcune spiagge della memoria di chi legge, allora credo che l’operazione abbia avuto un senso.
Grazie davvero per il tuo commento.
fA