L’Alieno Invisibile

L’Alieno Invisibile

Sette film che hanno ridefinito il concetto di extraterrestre nel cinema

La visione di Disclosure Day di Steven Spielberg mi ha spinto a una riflessione che va ben oltre il singolo film.

Da oltre un secolo il cinema immagina il contatto con civiltà extraterrestri. Migliaia di astronavi hanno attraversato gli schermi, migliaia di creature hanno invaso città, distrutto pianeti, salvato bambini o minacciato l’umanità.

Eppure, osservando questa lunga storia, emerge un paradosso.

I film che hanno rappresentato meglio l’alieno non sono necessariamente quelli che hanno mostrato gli extraterrestri più spettacolari.

Al contrario.

I capolavori del genere sono spesso quelli che hanno avuto il coraggio di ammettere quanto sia difficile immaginare qualcosa di veramente non umano.

L’alieno autentico non è quello che ha occhi più grandi dei nostri.

È quello che mette in crisi le nostre categorie mentali.

È quello che ci costringe a ripensare il significato di coscienza, identità, linguaggio, tempo, memoria e intelligenza.

Con questo criterio in mente ho provato a individuare sette opere che, in modi diversi, hanno ridefinito il concetto di alterità extraterrestre nel cinema.


7. Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1977)

Fig. 1 – Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo

Steven Spielberg appartiene a una generazione di registi che hanno guardato il cielo con meraviglia.

In Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo l’incontro con l’alieno assume quasi la forma di una rivelazione religiosa.

Le celebri cinque note musicali, la Devil’s Tower e le immense astronavi luminose hanno contribuito a plasmare l’immaginario UFO contemporaneo più di qualsiasi libro o documentario.

Oggi alcuni elementi appaiono inevitabilmente figli del loro tempo. Tuttavia il film conserva una qualità rara: la capacità di evocare stupore.

Non parla della paura dell’altro.

Parla del desiderio di incontrarlo.


6. Contact (1997)

Fig. 2 – Contact

Tratto da un romanzo di Carl Sagan, Contact rappresenta uno dei tentativi più seri di affrontare il tema del primo contatto da una prospettiva scientifica.

Il film pone una domanda che oggi appare addirittura più attuale di quanto fosse negli anni Novanta:

che cosa consideriamo una prova?

La protagonista riceve un’esperienza straordinaria ma non riesce a dimostrarla.

Scienza, fede, testimonianza e razionalità si intrecciano in una riflessione sorprendentemente equilibrata.

In un’epoca dominata da immagini sintetiche, deepfake e intelligenze artificiali generative, il tema centrale di Contactacquista una nuova e inattesa rilevanza.


5. The Thing (1982)

Fig. 3 – The Thing (La Cosa)

Se Spielberg racconta il desiderio dell’incontro, John Carpenter racconta il terrore dell’infiltrazione.

L’alieno di The Thing non arriva per comunicare.

Arriva per imitare.

Per sostituire.

Per dissolvere ogni possibilità di fiducia.

La vera genialità del film consiste nell’aver trasformato una creatura extraterrestre in un problema filosofico.

Come possiamo sapere chi è umano?

Come possiamo fidarci della nostra percezione?

Come possiamo costruire una comunità quando ogni individuo potrebbe essere altro da ciò che sembra?

Pochi film hanno saputo rappresentare la paranoia in modo così efficace.


4. Alien (1979)

Fig. 4 – Alien

L’opera di Ridley Scott introduce una forma di alienità radicalmente diversa.

Lo xenomorfo progettato da H.R. Giger non possiede alcuna psicologia riconoscibile.

Non cerca dialogo.

Non cerca potere.

Non cerca conquista.

È semplicemente il prodotto di una biologia incompatibile con la nostra.

In questo senso Alien rappresenta uno dei rari casi in cui l’extraterrestre appare realmente estraneo all’essere umano.

Non è un nemico.

Non è un interlocutore.

È una forma di vita che appartiene a un altro ordine evolutivo.


3. Arrival (2016)

Fig. 5 – Arrival

Con Arrival Denis Villeneuve realizza probabilmente il più importante film sul contatto extraterrestre del XXI secolo.

La sua intuizione è tanto semplice quanto rivoluzionaria.

La vera alienità non risiede nella tecnologia.

Risiede nella mente.

Gli eptapodi non possiedono soltanto astronavi più avanzate.

Possiedono una struttura cognitiva diversa.

Percepiscono il tempo in modo differente.

Scrivono in modo differente.

Pensano in modo differente.

Il linguaggio diventa così il luogo dell’incontro tra due forme di intelligenza.

Ed è proprio questa intuizione a rendere il film straordinario.

Per una volta gli alieni non sono una minaccia.

Sono una sfida cognitiva.


2. Solaris (1972)

Fig. 6 – Solaris

Se esiste un film capace di competere con 2001 sul terreno dell’alterità, è certamente Solaris di Andrej Tarkovskij.

L’oceano vivente che ricopre il pianeta Solaris costituisce una delle più radicali rappresentazioni dell’intelligenza extraterrestre mai apparse sullo schermo.

Non è un individuo.

Non è una specie.

Non è una civiltà.

Non costruisce città.

Non costruisce astronavi.

Non parla.

Non invade.

Esiste.

E la sua semplice esistenza mette in crisi ogni tentativo umano di comprenderlo.

Tarkovskij e Stanislaw Lem sembrano suggerire una possibilità inquietante: forse l’universo ospita forme di intelligenza che non soltanto non comprendiamo, ma che non siamo nemmeno strutturalmente in grado di comprendere.

L’alieno diventa così il simbolo dei limiti stessi della conoscenza umana.


1. 2001: Odissea nello Spazio (1968)

Fig. 7 – 2001 Odissea nello Spazio

Al vertice di questa lista rimane, per me, 2001: Odissea nello Spazio.

Kubrick e Arthur C. Clarke compiono una scelta narrativa straordinaria.

Gli alieni non si vedono mai.

Vediamo soltanto le loro tracce.

Il monolito.

L’evoluzione.

La trasformazione.

Le conseguenze.

È una scelta che appare quasi ovvia oggi, ma che nel 1968 era rivoluzionaria.

Più una civiltà è avanzata, meno è probabile che possa essere rappresentata attraverso categorie umane.

L’intelligenza extraterrestre diventa quindi una presenza quasi metafisica.

Una forza che interviene nella storia dell’evoluzione senza mai mostrarsi direttamente.

A quasi sessant’anni dalla sua uscita il film continua a porre domande che restano aperte.

Ed è proprio questa la sua grandezza.


I Tre Film che Giocano in un Campionato Diverso

Se dovessi individuare una frattura all’interno di questa classifica, essa passerebbe tra i primi tre film e tutti gli altri.

2001Solaris e Arrival condividono infatti una caratteristica rara.

Non utilizzano l’alieno come personaggio.

Lo utilizzano come dispositivo filosofico.

In 2001 l’alterità coincide con l’evoluzione.

In Solaris coincide con l’incomprensibilità.

In Arrival coincide con una diversa struttura della mente.

Questi film non ci mostrano semplicemente gli extraterrestri.

Ci mostrano i limiti cognitivi dell’essere umano.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui continuano a risultare moderni decenni dopo la loro realizzazione.


Conclusione

Forse il vero problema non è immaginare gli alieni.

È immaginare qualcosa che non sia umano.

L’essere umano è straordinariamente abile nel proiettare se stesso sull’universo.

Molto meno abile nel concepire forme di esistenza radicalmente altre.

La grande fantascienza non ci insegna come siano gli extraterrestri.

Ci insegna quanto sia difficile liberarci dell’antropocentrismo.

E forse è proprio qui che risiede il fascino inesauribile dell’alieno.

Non nella sua diversità.

Ma nella nostra incapacità di comprenderla.

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