
Per chi continua a creare nel crepuscolo
ovvero: ‘Perché ho scelto di scrivere un film che non esiste’
«Ciao carissim*,
questo non è un annuncio.
Non è una spiegazione.
Non è nemmeno una dichiarazione di intenti.
È un atto di insubordinazione creativa.
Perché in un tempo che ci vuole riparati, prevedibili, produttivi, io scelgo deliberatamente di uscire sotto la pioggia acida della creazione, a farmi corrodere il superfluo fino a ritrovare il nucleo lucido delle storie.
Il mondo dice “stai al riparo”.
Io rispondo: no, grazie.
Io ci vado, nella pioggia.
Perché è lì che si vede se quello che scrivi è vivo, o solo ben rifinito.
E in mezzo a quella tormenta ho deciso di fare un gesto non conforme, non consigliabile, non ottimizzato per il presente:
👉 scrivere una sceneggiatura.
Una vera.
Di un film che non esiste.
Sì: un film immaginario.
Quell’animale fragile e feroce fatto di scene che non avete ancora visto, luci non ancora cadute, respiri che si domandano se siano i vostri o dei personaggi che reclamano spazio.
Dopo Foglia Tremante, molti mi hanno chiesto:
“E ora il film?”
E io, che vivo da sempre in bilico tra astrofisica e racconto, tra musica e politica, tra utopia e catini di zinco, ho capito che la domanda non era casuale.
Era una chiamata.
Una chiamata a superare la pagina scritta, a tradurre la memoria in immagine, il dubbio in movimento, la colpa in luce obliqua.
Una chiamata ad attraversare il territorio rischioso dove l’arte non è più rassicurante, ma necessaria.
E allora sì:
mi sono rimesso il trench troppo grande dei maestri che amo,
ho rubato voce ai morti e ai vivi,
e ho acceso un paio di sigarette metaforiche sotto un cielo che non smette mai di lampeggiare.
Perché un film immaginario è una ferita luminosa:
ti costringe a vedere ciò che evitavi
e a immaginare ciò che non sapevi di desiderare.
Non aspettatevi mappe.
Non cercate garanzie.
In questa traversata non ci sono ombrelli: solo visione, rischio, scarto dal mondo.
Ma noi di aiNEXUS siamo nati proprio per questo:
per camminare nell’oscurità,
per esplorare la soglia,
per tendere la mano verso ciò che ancora non esiste.
Ed è qui, in questo crepuscolo fertile, che il motore vibra.
Lo senti?
È il rumore di un’opera che prende forma prima ancora di essere scritta.
Auguratemi buon vento —
o almeno, buona pioggia.
Perché d’ora in avanti si procede così:
nella notte, nella complessità, nell’indocilità,
ma con stile,
con lucidità,
e con la certezza che la creazione non è un gesto privato:
è un atto politico,
un atto cosmico,
un atto di libertà. »

Faar & aiNEXUS (c) 14.11.2025 per OpenLogos