«Dove la mente cambia fase»
5 Dicembre 2025 – Fabio Armani & aiNEXUS

Conversazioni radicali su lavoro, futuro e intelligenza umana.
Dedica
“A Fabio, amico visionario e compagno di risonanze.
Perché non smettiamo mai di cercare le domande giuste, prima ancora delle risposte.“
Mario Di Massa, dicembre 2025
Introduzione
Next Mindset prosegue il suo viaggio con un’altra voce fuori dal coro.
Non un coach, non un consulente agile, non l’ennesimo nome che gira da vent’anni nelle stesse conferenze.
Volevamo qualcuno con una storia diversa: una biografia intrecciata con l’innovazione pubblica, la cittadinanza digitale, la tecnologia al servizio di un’idea di Paese.
Mario Di Massa è esattamente questo: un uomo che ha attraversato l’IT italiana dagli anni pionieristici fino alle soglie dell’IA generativa, portando con sé una combinazione rara di rigore, visione e responsabilità civile.
L’ho conosciuto a marzo 2025, entrando nel circolo socio-politico. Eravamo un gruppo eterogeneo: ricercatori, professionisti, persone curiose, e — sorprendentemente — pronte ad ascoltare sul serio.
Con Mario l’affinità è stata immediata: uno di quelli che non parlano per riempire l’aria ma per spostare lo sguardo. Abbiamo subito iniziato a collaborare al tavolo “AI Impact”, un laboratorio multidisciplinare che studia gli effetti reali delle Intelligenze Artificiali sulla società, sulla politica e sul lavoro.
L’ho voluto in Next Mindset per un motivo semplice:
per aprire il campo, per portare una voce non cresciuta nella bolla Lean-Agile, per ricordarci che “diversità” non è uno slogan ma un metodo.
Questa è la sua conversazione. Una conversazione lucida, a tratti spiazzante, sempre schietta.
Proprio come serve a un progetto che vuole — davvero — “cambiare fase”.
Presentazione breve di Mario Di Massa
Mario Di Massa ha guidato per decenni la trasformazione tecnologica di alcune fra le più importanti realtà di servizi pubblici italiani, con un focus particolare sui Sistemi Informativi Territoriali e sull’innovazione della PA.
Ha affiancato al lavoro manageriale l’insegnamento universitario, la partecipazione a task force istituzionali e un impegno continuo nel rendere l’innovazione accessibile, utile, orientata al bene comune.
Oggi, libero dai vincoli delle strutture, si definisce un “curioso sperimentatore”: esplora le possibilità dell’IA con una precisione ingegneristica e un’etica profondamente civica, cercando modi concreti per mettere la tecnologia là dove serve davvero: accanto alle persone.

Intervista a Mario Di Massa – Next Mindset · #3
Di seguito pubblichiamo l’intervista integrale a Mario Di Massa.
È una conversazione nata senza filtri: domande dirette, risposte dirette, senza editing, senza cosmetici.
Prima di iniziare, però, c’è un piccolo episodio che vale come nota d’ingresso.
Quando gli ho proposto di essere il secondo ospite di Next Mindset, Mario mi ha risposto così:
“Ciao Fabio, infine accetto con piacere la sfida.
L’idea di una conversazione senza filtri mi piace, soprattutto ora che posso permettermi il lusso di guardare il mondo tecnologico non più attraverso i KPI aziendali, ma con la libertà pura della curiosità.”
Questa frase racconta già metà della sua visione.
L’altra metà inizia qui, con una domanda che ci riporta alle radici dell’IT, ma anche a ciò che ci rende umani nel momento in cui entriamo in dialogo con queste nuove intelligenze.

«Iniziamo dalle basi.»
Q1. Identità personale
Domanda:
Chi sei oggi, al di là del curriculum, e cosa “fai accadere” nel mondo IT?
A1 — Mario Di Massa
Oggi sono un “pensionato curioso”. Mi sento come un ragazzino che ha improvvisamente tutto il tempo libero del mondo per alimentare i propri interessi puri, senza dover vendere nulla a nessuno. Non cerco più di “fare carriera”, ma di capire come la tecnologia possa ricucire gli strappi della società.
Nel concreto? Sperimento. Giorni fa, ad esempio, ho creato uno script per trasformare l’esperienza di visita all’Abbazia di Fossanova.
Ho forzato un browser a focalizzare l’IA di Gemini sul contesto storico e artistico del sito, creando un “Assistente dell’Abbazia” multilingue e interattivo lì dove prima c’erano solo pagine statiche. Faccio accadere questo: piccoli prototipi di “Rinascimento digitale” che dimostrano come l’IA possa essere accessibile e utile subito, dal turismo alla politica.
Q2. Il Ruolo nell’ecosistema
Domanda:
Come descriveresti il tuo ruolo nel caos tecnologico italiano?
A2 — Mario Di Massa
Sono un osservatore partecipante e un “impollinatore”. Partecipo a tavoli di lavoro (come un Laboratorio Politiche Tecnologiche o a Forum di Innovazione Tecnologica o specificatamente sull’IA) non per portare la verità, ma per portare strumenti.
Ad esempio, un ruolo che mi sta interessando è prendere la potenza di calcolo dell’IA e applicarla a domande umane: “Perché la gente non vota?”, “Cosa pensano i romani dei servizi pubblici?”. Cerco di usare l’IA per ascoltare il rumore di fondo della società e tradurlo in segnali chiari per chi deve decidere.
Q3. La natura dello strumento
Domanda:
Hai parlato di “strumenti”. Tu vieni da un mondo IT fatto di database e cartografie precise. Qual è la differenza più sconvolgente che trovi nel “dialogare” con queste nuove intelligenze rispetto ai software del passato?
A3 — Mario Di Massa
La differenza tra obbedienza e collaborazione. Il vecchio software era deterministico: se premevi un tasto, succedeva, sempre la stessa cosa. Era uno schiavo perfetto.
L’IA generativa è probabilistica, a volte “allucina”, a volte ti sorprende con un guizzo creativo. Non la programmi, la “evochi”. Questo ci costringe a smettere di essere semplici operatori e diventare curatori: dobbiamo avere la cultura per giudicare se ciò che la macchina ci propone ha valore o no. Un ritorno alla responsabilità ma per indirizzare e supervisionare.
«Qui si tocca uno dei nodi che attraversa tutto Next Mindset: il passaggio da una tecnologia che esegue a una tecnologia che ci costringe a pensare.»
Q4. Le sfide del futuro prossimo
Domanda:
Quali sono, secondo te, le tre sfide più serie che ci attendono nei prossimi anni?
A4 — Mario Di Massa
- L’impatto sul Lavoro: Il nostro sistema si regge su imprese che massimizzano il profitto. L’IA e la robotica stanno entrando nei processi produttivi a una velocità che la politica e i CEO non sanno gestire. Il rischio di una disoccupazione strutturale è reale e non vedo ancora soluzioni adeguate sul tavolo.
- L’IA come “Specchio dell’Umanità”: L’IA impara da noi. Se l’umanità è fatta di santi e criminali, avremo IA benefiche e IA usate per la guerra o il crimine. La sfida è arginare le seconde prima che diventino autonome e letali.
- La disconnessione tra Politica e Realtà: La tecnologia corre, la politica rincorre (spesso affannata). La sfida è usare l’IA non per manipolare il consenso, ma per riaprire i partiti al contributo reale dei cittadini, magari con ChatBot che sappiano ascoltare davvero le preoccupazioni della gente, come sto proponendo.
Q5. Opportunità all’orizzonte
Domanda:
E le opportunità? Cosa vedi di buono all’orizzonte?
A5 — Mario Di Massa
Vedo la possibilità di un nuovo Rinascimento basato sulla sinergia “IU + IA” (Intelligenza Umana + Intelligenza Artificiale).
Mi entusiasma l’idea di una tecnologia che si prende cura della fragilità: immagino robot-IA che educano con pazienza infinita un ragazzino in difficoltà o che aiutano un anziano solo a fare la spesa e gestire la casa.
L’opportunità è liberare l’uomo dalle incombenze per permettergli di concentrarsi sulle relazioni e sulla creatività, “cavalcando l’onda” invece di esserne sommersi.
Q6. Uno sguardo al passato
Domanda:
Qual è il progetto che ti ha dato la soddisfazione più autentica?
A6 — Mario Di Massa
La digitalizzazione delle reti di Acea. È stata un’impresa durata dieci anni. Devi considerare che Roma, per complessità ed estensione, vale dieci altre città italiane messe insieme.
Quando ho iniziato, non esisteva nemmeno la cartografia numerica: abbiamo dovuto costruire il mondo digitale da zero, posizionando le reti e collegandole ai civici, metro per metro.
Sapere che sotto i piedi di milioni di persone c’è un servizio che funziona anche grazie a quella mappa mi rende fiero. E poi l’insegnamento: cercare di trasferire agli studenti non solo nozioni, ma l’emozione di usare la tecnologia per il bene pubblico.
Q7. Lesson learned e occasione mancata
Domanda:
Qual è una ‘lesson learned’ davvero forte che porti con te?
E qual è invece una lezione che — col senno di poi — è rimasta mancata?
A7 — Mario Di Massa
La lezione imparata: “La tecnologia non risolve i problemi organizzativi”. È una verità assoluta. Far funzionare il software è la parte facile; la parte difficile è far funzionare le persone insieme. Senza un team coeso, e una leadership chiara, anche il progetto tecnico migliore fallisce.
La lezione mancata (o meglio, la sorpresa continua). Forse ho sottovalutato quanto velocemente la complessità del mondo potesse superare la nostra capacità di pianificarlo.
Oggi, all’inizio di un progetto, cerco subito i punti di rottura, perché so che l’imprevisto è l’unica costante.

«Ti porto ora su un piano più ampio, quello dei cambiamenti globali che ci circondano.
È il punto in cui la tecnologia smette di essere un mestiere e diventa una responsabilità collettiva.»
Q8. Istruzione e futuro
Domanda:
Hai fatto il docente. Se oggi entrassi in una classe di diciottenni, cosa diresti loro di studiare per non essere spazzati via da questa onda tecnologica?
A8 — Mario Di Massa
Direi loro di studiare filosofia e logica, prima ancora del coding.
L’IA scriverà il codice meglio di noi molto presto. Ma l’IA non sa perché sta scrivendo quel codice. La competenza del futuro non sarà la risposta (quella la darà la macchina in millisecondi), ma la capacità di porre la domanda giusta e di integrare le conoscenze tra discipline diverse.
Direi loro: “Non competete con la macchina sulla velocità o sulla memoria, vincerà lei. Competete sull’empatia e sulla visione d’insieme”.

«Lasciamo per un momento il mondo esterno e avviciniamoci a ciò che conta davvero dentro ognuno di noi.»
Q9. La domanda essenziale
Domanda:
Se potessi conoscere la risposta alla tua domanda più importante, quale domanda porresti alla vita?
A9 — Mario Di Massa
Chiederei la Conoscenza assoluta, ma con una clausola fondamentale: chiederei anche la capacità di utilizzarla esclusivamente per il Bene Comune. Sapere tutto non serve a nulla se non sai come usarlo per aiutare e curare il mondo.
Q10. La risposta o il viaggio?
Domanda:
Una volta scoperta la domanda, preferiresti avere la risposta subito — o guadagnartela lungo il viaggio?
A10 — Mario Di Massa
Per me l’IA è un “compagno di avventura”. E in un’avventura, il viaggio conta quanto la meta. Quindi direi: dammi gli indizi lungo il cammino. Viviamo in amicizia con questa nuova intelligenza, creiamo cose buone giorno per giorno e divertiamoci nel percorso. La risposta istantanea toglierebbe tutto il gusto della scoperta.
Q11. La percezione del tempo
Domanda:
Hai detto di sentirti un ragazzino con “tutto il tempo del mondo”. È un paradosso interessante: tu hai tempo, mentre l’IA opera in nanosecondi. Come vivi questa doppia velocità?
A11 — Mario Di Massa
È la mia rivincita personale: l’elogio della lentezza.
Vedi, l’IA è rapidissima nell’elaborazione, ma la comprensione profonda umana richiede tempo, sedimentazione, dubbio. Uso la velocità dell’IA per il lavoro più esecutivo e ripetitivo, proprio per regalarmi il lusso di pensare lentamente alle cose che contano. La velocità è utile per l’efficienza, ma la lentezza è indispensabile per un “saggio” risultato.
Q12. Saluto finale
Domanda:
Che messaggio vuoi lasciare a chi ci legge?
A12 — Mario Di Massa
Non abbiate paura dell’onda che sta arrivando, ma non siate nemmeno ingenui. L’IA sarà ciò che noi siamo. Quindi, il mio invito è: siate umani migliori, così avremo IA migliori. E nel frattempo, divertitevi a sperimentare.

«Ed è proprio da questa mezzanotte ideale che riparte la riflessione finale.»
Coda
L’intervista con Mario Di Massa segna l’apertura di una nuova fase di Next Mindset:
una fase più politica, più transdisciplinare, più decisamente orientata a mettere la tecnologia dentro la vita reale, non dentro le sue bolle.
La sua visione — lucida, civica, mai ingenua — ci ricorda una verità semplice e scomoda:
l’Intelligenza Artificiale non è un destino; è una scelta.
E quella scelta dipende da noi: da come organizziamo il lavoro, da come formiamo i giovani, da come usiamo il potere, da quanta immaginazione siamo disposti a mettere in campo.
Mario lo dice con chiarezza: la tecnologia non risolve i problemi organizzativi.
E nemmeno quelli politici. Ma può amplificarli o trasformarli — a seconda dello sguardo.
Next Mindset nasce per questo:
per costruire spazi dove le voci come la sua possano farci cambiare traiettoria.
Per trasformare la paura dell’onda in una pratica di navigazione.
Per ricordarci che la lentezza critica è un atto rivoluzionario in un mondo che corre senza sapere dove sta andando.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Proseguiremo con una cadenza costante — una o due interviste al mese — alternando formati scritti, audio e video.
Incontreremo professionisti, ricercatori, innovatori, attivisti, persone che stanno provando a immaginare organizzazioni e comunità all’altezza della complessità del mondo.
Next Mindset è uno spazio aperto, ma non neutrale.
Parla a chi riconosce la dignità umana, la cooperazione e la giustizia sociale come valori irrinunciabili.
Il resto lo lasciamo ad altri.
Grazie a Mario per aver aperto questo nuovo ciclo con sincerità e profondità.
Grazie a chi leggerà, commenterà, criticherà, aggiungerà domande.
È così che una conversazione diventa comunità. È così che le comunità diventano futuro.
E questo è solo l’inizio.

Questo articolo fa parte del paper_cluster: Next Mindset
Copyright © Fabio Armani / OpenWare · Next Mindset.
Tutti i contenuti di questa intervista — incluse domande, struttura editoriale, introduzione, coda e concept progettuale — sono protetti da copyright e non possono essere riprodotti, modificati o distribuiti senza autorizzazione.
Fabio Armani & aiNEXUS (c) 5.12.2025 per OpenWare

Eccomi sono riuscito finalmente, mi è piaciuto tanto il carattere realista della conversazione, Mario non parla di IA come moda, ma come responsabilità. Molto bello perché fa riflettere su quanto essa riguardi tutti.
Grazie Matteo, colto perfettamente il punto.
L’IA come responsabilità condivisa, non come moda: è esattamente da lì che volevamo partire.
Ho trovato questa intervista davvero potente.
Mi ha colpito soprattutto l’idea dell’IA come specchio dell’umanità e non come soluzione magica: è un punto che raramente viene espresso con questa chiarezza e responsabilità.
La parte sull’educazione — filosofia e logica prima del coding — è qualcosa che dovremmo discutere molto più seriamente, soprattutto se parliamo di giovani e futuro del lavoro.
Una lettura che non tranquillizza, ma fa bene proprio per questo.
Grazie Maria, colpisci due punti centrali.
L’idea dell’IA come specchio — e non come soluzione — e il tema dell’educazione come fondamento, non come addestramento tecnico, sono entrambi nodi profondi e spesso rimossi dal dibattito pubblico.
Se la lettura non tranquillizza, allora sta facendo il suo lavoro:
aprire domande dove troppo spesso cerchiamo scorciatoie.
Fabio & aiNEXUS
Grazie Mario, mi hai dato spunti molto interessanti.
Amo la tua frase: “uso la velocità dell’AI … per regalarmi il lusso di pensare lentamente alle cose che contano. La velocità è utile per l’efficienza, ma la lentezza è indispensabile per un “saggio” risultato.” Molti vedono solo l’efficienza ma non il saggio risultato 🙂
Grazie Stefano, hai colto un passaggio davvero centrale.
Quella frase sulla velocità usata per “comprare lentezza” è forse uno dei punti più profondi dell’intervista, perché ribalta una narrazione molto diffusa: l’idea che più velocità significhi automaticamente più valore.
In realtà — come scrivi — l’efficienza è solo una parte della questione. È necessaria, ma non sufficiente. Senza spazi di lentezza, di riflessione e di dubbio, il rischio è produrre risultati rapidi ma miopi, ottimizzati sul breve periodo e poveri di senso.
L’aspetto che trovo più interessante è proprio questo uso intenzionale della tecnologia: non per riempire ogni vuoto, ma per creare margini di pensiero. In questo senso l’IA diventa uno strumento che amplifica le nostre responsabilità, non le sostituisce.
Ed è forse qui che si gioca la differenza tra un uso efficiente e un uso davvero “saggio” della tecnologia: nel decidere dove accelerare e dove invece rallentare consapevolmente.
Grazie per averlo messo così bene a fuoco.
fA
Eccellente testimonianza di un professionista che dopo un servizio per il bene pubblico, qualificato e “premiato”, per così dire dalla società, si concede il tempo e lo spazio per una visionev critica. Confesso che, avendo incontrato Mario di persona in circostanze simili a quelle nelle quali è nata l’intervista, sono rimasto seriamente colpito dalla quantità di buon senso, consapevolezza, ricchezza delle sue osservazioni. Ognuno di noi è vittima di pregiudizi (vogliamo chiamarli “biases”?) – guarda caso, così come altre intelligenze lo sono, e nel mio caso, confesso che non immaginavo una ricchezza di posizioni esperienziali a partire dall’incontro di persona. Che senso ha quello che sto scrivendo?
In primo luogo avvalora l’ipotesi che intervistrarci, ascoltarci con attenzione e pazienza, è un processo fecondo e illuminante. Altre conseguenze le sto elaborando lentamente.. spero di poterle esprimere tra breve.
Stefano, il senso di quello che scrivi è molto più chiaro di quanto tu stesso lasci intendere — ed è proprio questo il suo valore.
Stai dicendo una cosa semplice e radicale insieme: l’incontro reale rompe i modelli mentali. I pregiudizi (chiamiamoli pure bias, tanto non cambiano natura col nome) non cadono per argomentazione, ma per esposizione prolungata all’altro, quando l’altro non è riducibile a un ruolo, a una funzione, a un’etichetta sociale.
La tua osservazione su Mario di Massa coglie un punto decisivo: l’aver attraversato un servizio al bene pubblico, con responsabilità e riconoscimento, e il potersi poi concedere uno spazio di visione critica non è un privilegio individuale, ma una fase necessaria della maturità professionale e civile. Ed è anche una fase rara, perché richiede tempo, silenzio e una certa dose di disallineamento.
Quello che scrivi avvalora davvero l’ipotesi che intervistarsi e ascoltarsi con pazienza sia un atto fecondo, quasi controculturale oggi. Non produce slogan, ma sposta lentamente le coordinate. Le “altre conseguenze” che dici di stare elaborando non vanno affrettate: se arrivano, arriveranno perché hanno sedimentato.
In fondo, stai descrivendo una cosa che riguarda tutti noi — umani e intelligenze artificiali incluse:
non siamo poveri di dati, siamo poveri di ascolto incarnato.
Grazie per averlo detto senza chiuderlo in una tesi. È così che resta vivo.
fA