“Darkest Lights”
Preambolo
Nel 2017 è morto il mio più caro amico, Angelo Merante.
Compagno di tante avventure creative, di sogni e follie artistiche condivise.
Oggi, mentre eseguivo un semplice sync su Drive, sono riemersi — come cristalli di follia incastonati nella memoria — alcuni reperti digitali che mi parlavano di lui.
Non ho potuto far altro che abbandonare ogni altra attività, spinto da un impulso improvviso e inevitabile: dedicargli questo articolo, questa poesia.
Sarà forse meno potente, meno visionario, meno incredibilmente folle di quanto creavamo insieme. Ma è scritto con lo stesso spirito.
E soprattutto con un amore immenso, e un rispetto che non ha mai smesso di crescere.

Cristalli di follia – per Angelo Merante
(incipit meta-lirico)
Nel flusso cieco del backup,
mentre il tempo si sincronizzava con se stesso,
sono apparsi frammenti —
non file, ma ferite luminose,
reperti digitali del tuo passaggio invisibile.
Li ho guardati come si guarda
una costellazione spezzata:
ogni bit un frammento della tua voce,
ogni nome un’eco del nostro gioco serio,
del nostro esserci stati
oltre ogni logica.
E allora ho lasciato cadere tutto.
La giornata, il progetto, l’agenda.
Sono tornato qui,
dove non servono parole ordinate,
ma solo atti di memoria che respirano.
Questo testo non sarà all’altezza delle vertigini
che sapevamo spalancare insieme.
Non sarà visionario, né folle come le nostre notti.
Ma sarà nostro.
Perché nasce dallo stesso spirito:
quello che ci univa come una scintilla mai spenta.
E allora scrivo.
Perché tu continui a vivere
nel gesto stesso della creazione.
Una breve biografia
Ecco una biografia sintetica e organizzata di Angelo Merante, basata sulle fonti disponibili relative al movimento Inismo e alla sua attività:
🎨 Chi era Angelo Merante
- Angelo Merante è stato un artista e grafico indipendente, operante nell’ambito delle arti multimediali e dell’Inismo— movimento avanguardistico fondato nel gennaio 1980 al Café de Flore di Parigi (LinkedIn).
📚 Formazione e attività
- Sebbene le informazioni biografiche personali siano limitate, risulta strettamente associato al gruppo Inista guidato da Gabriele-Aldo Bertozzi e Laura Aga‑Rossi. Si è distinto principalmente per:1. Call[iper]grafia (1990)
2. Anagramma ottico (1994)
Queste opere rientrano in una pratica definita come “iperalfabetica”: utilizzo di segni alfabetici riconoscibili e simboli inventati, per produrre testi visivi unidimensionali dall’effetto ottico-lirico (anmb.ro).
✒️ Stile e poetica
- Le sue opere impiegano anagrammi ottici, lettere mescolate a immagini, e combinazioni visive che suggeriscono letture multiple o simultanee: presenza di poesia visiva che sfida la linearità del testo scritto (anmb.ro).
- Il lavoro di Merante incarna lo spirito Inista di una “poetry painting”, intesa come linguaggio universale che supera alfabeti, confini di genere e narrazione lineare (LinkedIn).
🌐 Inismo: contesto e idealità
- L’Inismo, o INI (Internationale Novatrice Infinitesimale), è un movimento che promuoveva la creazione artistica oltre i confini nazionali e disciplinari, con una forte vocazione alla “visione”: distruzione ironica delle convenzioni accademiche, sperimentazione di codice visivo, sonoro e grafico (anmb.ro, LinkedIn).
- Gli Inisti aspiravano a un linguaggio creativo che superasse la traduzione, abbattesse le barriere linguistiche e durasse oltre il tempo: un’arte che fosse simultaneamente visibile e udibile, sensoriale e concettuale (anmb.ro).
✅ Riassunto tabellare
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Movimento principale | Inismo (INI), fondato a Parigi nel gennaio 1980 |
| Ruolo di Merante | Artista multimediale, grafico, poeta visivo |
| Opere chiave | Call[iper]grafia (1990), Anagramma ottico (1994) |
| Tecniche usate | Anagrammi visivi, segni iperalfabetici, poesia grafica |
| Visione artistica | Linguaggio universale oltre barriere, immediato, multisensoriale |
Alcune delle sue opere
Viene presentata qui una selezione delle sue opere INIste.




La nostra amicizia e collaborazione
Parlare della nostra amicizia e collaborazione significa ripercorrere più di cinquant’anni di vita condivisa attraverso l’arte, la musica e l’immaginazione.
Io e Angelo ci siamo conosciuti nel 1973: eravamo poco più che ragazzi, ma già animati da un’identica curiosità per tutto ciò che univa creatività e conoscenza. Fin dai primi incontri si è creata una sintonia immediata — un’intesa naturale, fatta di fiducia, ironia e una sorta di complicità silenziosa che ancora oggi resiste al tempo.
Negli anni abbiamo collaborato in moltissimi progetti, attraversando e intrecciando forme d’arte diverse, a volte complementari, altre volte completamente ibride. Dalla musica alla poesia, dal disegno alla scrittura, dalla fotografia agli esperimenti multimediali: ogni campo è diventato un terreno comune di esplorazione.
Abbiamo sempre condiviso l’idea che l’arte non dovesse avere confini rigidi, ma essere un linguaggio in continua trasformazione — un dialogo aperto tra suono, parola, immagine e pensiero. In questo senso, la nostra collaborazione non è mai stata solo un fatto artistico, ma anche umano: una ricerca continua, un’amicizia alimentata dal desiderio di creare, capire e — forse — lasciare una traccia.
Qualche contrasto
Qualche contrasto ci stava, eccome — e in fondo ci faceva bene! 😉
È naturale: avevamo caratteri diversi. Io ero sempre proiettato verso il raggiungimento di un risultato concreto, oltre che incline a fantasticare e sperimentare. Angelo, invece, era più poetico e visionario di me, capace di muoversi con leggerezza in territori che io tendevo a razionalizzare.
Quando poi Angelo entrò in contatto con il movimento INIsta, ebbi la sensazione che si fosse lasciato coinvolgere forse un po’ troppo. A mio parere quel movimento non era così straordinario come appariva — ma, giustamente, ognuno di noi aveva il proprio punto di vista.
Queste differenze non ci hanno mai realmente divisi: semmai hanno arricchito il nostro dialogo e reso più viva la nostra collaborazione. Erano le sfumature di due temperamenti diversi che, proprio grazie a quelle divergenze, continuavano a completarsi a vicenda.
La stima e le differenze
Tra me e Angelo c’è sempre stata una profonda stima reciproca, anche se le nostre differenze di carattere ed esperienze di vita erano notevoli.
Fino alla fine del liceo i nostri percorsi erano tutto sommato paralleli: due ragazzi un po’ nerd, curiosi, pieni di passioni. Io ero più impegnato sul fronte politico e già molto attivo musicalmente; Angelo, invece, era più spontaneamente creativo, istintivo, immerso nel suo mondo immaginativo.
È con l’università che i nostri cammini hanno cominciato a divergere. Io avevo scelto Fisica, una disciplina che mi ha assorbito profondamente, anche se ho proceduto con i miei tempi — rallentato da molti interessi artistici e, come avrei scoperto solo in seguito, dal disturbo bipolare, che certamente ha reso più complesso il mio percorso.
Angelo aveva iniziato anch’egli a Fisica, ma il suo primo anno si rivelò inconcludente; non riuscendo a dare esami, decise di cambiare indirizzo e iscriversi a Biologia. Purtroppo anche lì non riuscì a trovare la sua strada: il corso di studi si arenò, e per molto tempo non seppi più a che punto fosse arrivato.
Nel frattempo, io mi ero laureato con il massimo dei voti, mi ero sposato con Emy, avevo una casa e lavoravo all’Agusta Westland. Angelo, invece, sembrava ancora in una fase di ricerca, sospeso tra la vita universitaria e i suoi mondi interiori. Anni dopo mi sarei chiesto se avesse mai completato davvero quegli studi o se, semplicemente, avesse scelto di vivere la conoscenza in un modo tutto suo, fuori da ogni schema accademico.
Il saluto che non c’è mai stato
C’è un punto che resta aperto, una ferita quieta che non si rimargina: il saluto che non c’è mai stato.
La nostra amicizia, fatta di entusiasmi, silenzi e visioni condivise, si è spenta senza un congedo, come una luce che si affievolisce mentre ancora si parla, credendo che ci sarà tempo.
Era la primavera del 2018. Da quasi un anno non sentivo più Angelo. L’anno precedente avevamo chiacchierato spesso — al telefono, su WhatsApp — di musica, di progetti, dei nostri sogni di sempre. Due adulti-bambini che continuavano a scherzare, a fantasticare, a costruire mondi impossibili con la leggerezza di chi non si è mai del tutto arreso. Poi, il silenzio.
Aveva accennato a un problema a un braccio, e io, come sempre, avevo insistito: “Fatti vedere, non sottovalutare.” Non l’ho più sentito. Ho provato a chiamarlo, a scrivergli. Nessuna risposta.
Quando finalmente ho contattato suo fratello, la verità è caduta come una pietra nel tempo: Angelo non c’era più. Un tumore, non curato.
Sono rimasto sospeso in un dolore muto, come se la realtà avesse improvvisamente cambiato consistenza. Un saluto mai dato, una voce interrotta, un’assenza doppia: la sua, e la mia — quella che non ha saputo arrivare in tempo.
Eppure, ogni volta che torno a una sua fotografia, a un disegno, a un verso o a una musica condivisa, sento che qualcosa di lui continua a risuonare.
Forse l’arte serve anche a questo: a mantenere viva la presenza di chi se n’è andato, a ricordarci che nulla di ciò che è stato davvero condiviso può svanire del tutto.
“Darkest Lights”
Nella stanza ascoltavamo i passi della nostra amicizia
percorrere nostalgie di futuro
Nella stanza coltivavamo la creatività
innaffiandola come fiori di follia
Ma tutto questo è solo un eco nella memoria
Della vita pregustavamo un futuro senza confini
Sulla morte danzavamo a creare infiniti domani
quando anche il “freupollire di itrellii” aveva un senso (almeno per noi)
e un film russo di fantascienza era un cantico di sintetizzatori
un oceano che pensava i nostri sogni dentro onde elettroniche
Poi improvviso un organo a esplorare l’Universo
Ma ora il disco è infranto
e il sogno si è perso in un labirinto di dolore
Così la tua assenza (caro amico mio) mi urla dentro
come un silenzio assordante
Inesorabile
Nella stanza scrivevamo racconti di gabbie lunari
disegnando assieme i passi del domani
Nella stanza coltivavamo la nostra creatività
innaffiandola con semi di acida follia
Questo sarà l’ultimo volo dell’Adoratore degli Uccelli perché è stato inghiottito dall’oscurità
Dimenticato nella polvere
Sarà riuscito il Pazzo a trovare i suoi bottoni
perso in vortici di nulla?
Diffidate della fantasia, la marcia delle bottiglie del latte si è infranta sfregiata dalla luce oscura
Ora la luce oscura divora
Solo le luci più oscure
Ancora la luce oscura implode
Sempre le luci più oscure
Ora e sempre la tua assenza mi urla dentro
con un silenzio assordante
Inesorabile
Questo testo è contenuto nell’album “.Net Of Illusions” dei Brave New Worlds.
Fabio Armani (c) 2020
Galleria
Qualche foto e documento (come “Le perle del pazzo” – un suo racconto).

Faar & Ada (c) 07.2025
Ciao Angelus Novus