scheggia.9 — intersezioni
(loop sistemico / violenza razionale)

La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente,
un elenco,
una firma leggibile.
La violenza comincia così:
un modulo quasi identico,
una colonna in più,
una firma più rapida.
Il volto è tranquillo.
La bocca è appena inquieta.
La bocca sorride con misura.
L’occhio si stringe senza motivo.
La violenza comincia così:
un elenco aggiornato,
una categoria raffinata,
un errore corretto
per aumentare l’efficienza.
La violenza comincia così:
un treno in orario,
un carico ottimizzato,
un problema logistico risolto.
L’occhio brilla, rapido.
La bocca si irrigidisce.
La bocca parla più veloce.
L’occhio resta fisso troppo a lungo.
(camera fissa, micro-variazioni)
Nevica piano.
Non abbastanza da coprire,
non abbastanza da sciogliersi.Il bosco resta immobile,
ma non è fermo.
Respira senza ritmo esatto.
La violenza comincia così:
un laboratorio silenzioso,
una reazione calcolata,
una città ridotta a variabile.
La violenza comincia così:
un’esplosione riuscita,
una stima dei danni,
una parola nuova per dire “necessario”.
L’occhio vede connessioni ovunque.
La bocca mastica parole inutili.
La bocca ride, espansa, luminosa.
L’occhio trema, scuro, contratto.
Un cavallo vicino agli alberi
sposta il peso
da una zampa all’altra.
Poi si ferma.
Poi non del tutto.
La violenza comincia così:
un archivio ordinato,
una memoria abbreviata,
un “mai più” scritto male
e copiato peggio.
L’occhio promette salvezza.
La bocca sussurra rovina.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
Tutte le specie estinte.
Un mondo annichilito.
La bocca accelera, inventa, trascina.
L’occhio sprofonda, pesa, affonda.

La neve cade
con una cadenza imperfetta.
Alcuni fiocchi esitano,
altri accelerano,
nessuno corregge l’errore.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
Quasi tutte le specie estinte.
Un mondo sostanzialmente annichilito.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
La maggior parte delle specie estinte.
Un mondo irreversibilmente compromesso.
La bocca è euforia incontrollata.
L’occhio è angoscia totale.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
Specie estinte entro margini accettabili.
Un mondo non più abitabile come prima.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
Perdita significativa di biodiversità.
Un mondo da riconfigurare.
Bocca: eccesso puro.
Occhio: collasso totale.
Il silenzio pulsa.
Non regolarmente.
Come se il mondo
stesse ricordando
come continuare.

Il volto non ricompone più i frammenti.
Il pendolo non trova più centro.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
Evento di estinzione classificato.
Un mondo archiviato.
La violenza comincia così:
un modulo compilato correttamente.
Fabio Armani & Ada (c) 27.12.2025 per OpenLogos
Nota d’autore — scheggia.9
scheggia.9 è costruita come un sistema poetico a tre dinamiche, concepite per essere inizialmente autonome e successivamente intersecate.
Le tre liriche non rappresentano temi diversi, ma tre comportamenti fondamentali dei sistemi complessi: ciclo, oscillazione, persistenza.
La struttura complessiva segue una logica non lineare di ricorrenze e sovrapposizioni
(I – II – I – II – III – I – II – III – I – II – III – I – I – II – III – I – I -II – III),
in cui nessuna delle tre componenti assume un ruolo dominante o risolutivo.
L’ordine non è narrativo, ma dinamico.
Lirica I opera come un loop imperfetto:
un ciclo che si ripete introducendo micro-variazioni cumulative.
La violenza non è presentata come atto eccezionale o devianza, ma come prodotto emergente di processi razionali, amministrativi e ottimizzati.
La ripetizione non genera stabilità, ma normalizzazione dell’irreversibile.
Lirica II è costruita come un pendolo divergente:
un sistema oscillatorio che perde progressivamente il centro.
L’alternanza tra stati emotivi opposti non si ricompone, ma aumenta di ampiezza fino alla frammentazione percettiva.
Il soggetto non collassa: continua a oscillare, ma fuori da ogni equilibrio possibile.
Lirica III introduce una dinamica quasi statica:
un campo a bassa frequenza, con micro-variazioni regolari ma imperfette.
La natura non funziona come contrappeso morale né come redenzione, ma come sistema che persiste senza correggere gli errori, senza finalità, senza promessa.
L’intersezione delle tre liriche non mira a una sintesi.
Produce invece interferenze, disallineamenti, attriti semantici.
Il testo finale non “spiega” la complessità: la mette in atto.
In scheggia.9 non c’è soluzione, catarsi o ricomposizione.
C’è un sistema che continua a operare —
anche quando il mondo che lo ha reso possibile
non è più abitabile.
Collocazione nel Cluster System Thinking
scheggia.7, scheggia.8 e scheggia.9 fanno parte di un Cluster System Thinking più ampio, che raccoglie testi poetici, lirici e saggistici concepiti come dispositivi cognitivi, non come opere espressive autonome.
All’interno di questo cluster, le schegge operano come frammenti formali riconfigurabili:
non spiegano il pensiero sistemico, ma ne mettono in atto le dinamiche — riduzione, interferenza, feedback instabile, perdita di centro.
Questo nucleo dialoga direttamente con:
- la lirica Orlo del Caos, che esplora le soglie di stabilità dei sistemi complessi;
- il saggio Dinamiche del Cynefin, dedicato alla distinzione tra domini ordinati, complessi e caotici e ai rischi del solutionism applicato ai sistemi non lineari;
- le altre schegge del ciclo, che indagano differenti modalità di collasso cognitivo, normalizzazione dell’irreversibile e persistenza fuori equilibrio.
Nel loro insieme, questi testi non costituiscono una raccolta tematica, ma un campo di esperimenti:
oggetti epistemici progettati per disallineare la lettura lineare e rendere visibili le proprietà emergenti del pensiero sistemico.
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