Watzlawick, auto-sabotaggio e le prigioni invisibili della normalità
Fabio Armani, Stefano Lariccia & aiNEXUS
per OpenLogos
Introduzione
La maggior parte delle persone non vuole distruggersi.
Eppure passa anni a costruire condizioni che producono:
- immobilità
- frustrazione
- dispersione
- rinuncia
- cinismo
quasi con metodo.
Non sempre il problema è il trauma.
A volte è la ripetizione.
Piccole strategie mentali applicate ogni giorno con sufficiente costanza da trasformarsi in identità.
È qui che il lavoro di Paul Watzlawick diventa sorprendentemente contemporaneo.
L’infelicità come sistema operativo
Nel suo celebre approccio paradossale, Watzlawick mostra una cosa disturbante:
molte persone non “subiscono” soltanto l’infelicità.
La mantengono attivamente.
Non in modo cosciente.
Ma attraverso procedure ripetitive.
Schemi.
Routine cognitive.
Micro-narrazioni interiori.
Una sorta di software psicologico automatico.
Prima istruzione: vivere nel passato
La tecnica è semplice.
Prendere un evento concluso e trasformarlo in presenza permanente.
Frasi tipiche:
- “ormai è andata così”
- “se avessi fatto diversamente”
- “a quell’età potevo…”
Il passato smette di essere memoria.
Diventa architettura.
E quando il passato occupa tutto lo spazio mentale, il futuro non entra più.
La persona continua a vivere.
Ma non progetta più.
Mantiene.
E spesso nessuno se ne accorge.
Perché dall’esterno funziona tutto.
Seconda istruzione: rimandare la vita
“Starò bene quando…”
- quando avrò tempo
- quando andrò in pensione
- quando avrò soldi
- quando sarò pronto
È una delle forme più sofisticate di auto-sabotaggio moderno.
Perché sembra razionale.
In realtà produce un effetto devastante:
trasforma il presente in sala d’attesa.
E la vita in manutenzione prospera proprio lì:
in un eterno “non ancora”.
Terza istruzione: perfezionarsi fino all’immobilità
Il perfezionismo viene spesso scambiato per ambizione.
Molto più spesso è paura sofisticata.
La regola è:
se non posso farlo perfettamente, non inizio.
Risultato:
- nessun rischio
- nessun errore
- nessuna trasformazione
La persona rimane coerente con sé stessa.
Talmente coerente da non cambiare mai.
In molti ambienti questa viene persino considerata maturità.
Quarta istruzione: delegare la direzione
Qui il problema non è l’obbedienza.
È il disinteresse.
Come osservava Stefano Lariccia durante il confronto preparatorio di questo cluster, molte strutture di potere non si reggono soltanto sulla coercizione.
Si reggono sul desiderio di non essere disturbati.
“decidete voi”
“basta che funzioni”
“non ho tempo per queste cose”
Non è partecipazione.
È manutenzione passiva della realtà.
La manutenzione psicologica
A questo punto emerge una cosa importante.
La “vita in manutenzione” non è solo:
- gestione del tempo
- routine
- lavoro
- stanchezza
È una forma di organizzazione mentale.
Una struttura che tende a:
- ridurre attrito
- evitare complessità
- minimizzare rischio emotivo
- conservare identità stabili
Il problema è che una vita totalmente ottimizzata per la stabilità tende lentamente a perdere direzione.
Vision contro manutenzione
La Vision, in questo contesto, non è motivazione.
È interferenza.
Introduce nel sistema:
- possibilità
- deviazione
- attrito
- trasformazione
Ed è esattamente per questo che molte persone la evitano.
Non perché incapaci.
Perché destabilizzante.
La trappola più elegante
La forma più raffinata di auto-sabotaggio non è il caos.
È l’efficienza senza direzione.
Persone ordinate.
Responsabili.
Affidabili.
Che però non si chiedono più:
“sto andando da qualche parte?”
Conclusione
Forse il problema contemporaneo non è la mancanza di libertà.
Forse è qualcosa di più sottile:
l’abitudine a vivere senza esercitarla davvero.
Ed è qui che Watzlawick diventa pericoloso.
Perché mostra che molte delle nostre prigioni non sono imposte.
Sono mantenute.
Aggiornate.
Difese.
Giustificate.
Da noi.
Interferenze
- “La stabilità può diventare una forma di immobilità ben arredata.”
- “Molti non vivono male. Vivono in modalità conservazione.”
- “Il problema non è il sistema. È quanto siamo addestrati a mantenerlo.”
- “L’efficienza senza direzione è una trappola elegante.”